Monopoli BA

Monopoli - Lungomare - Particolare


Monopoli - Civiltà del mare

Qui la tradizione marinara è viva e presente nei pescherecci storici, nel porto coi suoi "gozzi" (le piccole barchette dei pescatori), nelle mani callose dei maestri d'ascia e degli artigiani delle costruzioni navali, negli sguardi infiniti dei pescatori, ma soprattutto in quel senso di comunità che si ritrova e si rinnova nelle radici marinare.

Il porto, integrato nel tessuto urbano, svolge una funzione di raccordo tra il centro antico e la città.
E' uno scalo polivalente, in quanto dedicato sia al traffico commerciale (pesca e materiali vari) che turistico.
Insistono nella zona portuale anche i cantieri navali, per cui è facile imbattersi nella costruzione di scafi di piccole e medie dimensioni.

Mestieri antichi come quello del maestro d'ascia convivono con una struttura di progettazione e di realizzazione al passo con la tecnologia. Il legame della città con il mare è celebrato anche negli sport, nella vela grazie alla presenza di una sezione molto attiva della Lega Navale Italiana, nel canottaggio con una delle più antiche società remiere d'italia, e ancora: immersioni subacquee in fondali marini ricchi di biodiversità, pesca turismo a bordo delle imbarcazioni dei pescherecci della storica flotta monopolitana.

Monopoli - Civiltà del mare


Monopoli

LA CITTA'

Sono cinquantamila gli abitanti della città di Monopoli, distribuiti anche tra le 99 popolose contrade in cui l’agro è suddiviso. Una millenaria distesa d’ulivi contorna il centro urbano fino al gradino delle Murge. L’antico nucleo abitato si distende su un lembo di terra rivolto al mare.

A presidio delle vie d’acqua il castello di Carlo V vigoreggia dal 1552, rivolgendo intimidatorio alcune cannoniere anche verso l’abitato.
Le opere difensive della città sono completate da 4 torrioni superstiti inseriti nelle mura cinquecentesche da cui sporgono i cannoni dell’ottocento.

Sul profilo delle case svettano i campanili e le cupole barocche soggiogati dalla mole della Basilica Cattedrale, emblema di fastosità settecentesca rispecchiante l’opulenza del clero e dei ceti dominanti del tempo.
Il tempio custodisce un’icona della Madonna della Madia, approdata, secondo la tradizione, su di una zattera composta di travi nel 1117.
Tra le cospicue opere del maestoso interno meritano un cenno le due tele dovute alla felice mano di Iacopo Palma il Giovane: San Michele Arcangelo e il Demonio e una Madonna in gloria con i santi Rocco e Sebastiano.

Muovendosi lungo l’intrico delle viuzze tortuose ci si imbatte in cortili denominati chiassi su cui si affacciano le abitazioni comuni. In posizione centrale rispetto all’antico abitato si spalanca l’ariosa piazza Palmieri su cui prospetta l’elegante facciata dell’omonimo palazzo realizzato nell’ultimo scorcio del Settecento.
L’apparire della facciata della chiesa di San Domenico entusiasma per il raffinato rosone e le opere scultoree di Stefano da Putignano: Cristo coronato di spine, San Domenico e la Madonna in trono col bambino.Dalle absidi di Santa Maria degli amalfitani le sculture e l’impostazione architettonica offrono un significativo esempio di romanico pugliese.

La piazza giardino Vittorio Emanuele permette al centro antico di dialogare con la compostezza delle vie perpendicolari che separano gli edifici dell’addizione urbana del periodo murattiano.


INSEDIAMENTI RUPESTRI

Il territorio di Monopoli è attraversato da solchi nella roccia che formano dei canali con un andamento irregolarmente perpendicolare al mare.
Sono le lame, scavate dall'impeto delle acque di antichi torrenti. La natura non ha lesinato colori dalla tavolozza della macchia mediterranea.

Dall'asparago al cappero al lentisco, tutta la vegetazione al cospetto dei patriarchi ulivi incornicia antiche chiese rupestri, scavate sui versanti laterali.

Croci incise a bracci espansi, nicchie e iscrizioni latine invitano alla preghiera e all'ingresso.

Una teoria di santi o episodi della vita di Cristo tenacemente fermati dall'affresco sulle pareti laterali raccontano storie di devozione e una cultura raffinata. Intorno alle cripte si sviluppava un formicolare di attività testimoniate da mulini, frantoi, palmenti e case grotta: la civiltà rupestre.

Sono 22 le cripte conosciute, di cui 5 ricadono sul tessuto urbano.
Tra le più suggestive emerge la cripta dello Spirito Santo del X secolo, pregevolmente scandita in navate da colonne a imitazione delle chiese romaniche.
Sotto la chiesa di santa Maria Amalfitana è ubicata l’omonima cripta, che conserva un lacunoso affresco di san Nicola con storie della sua vita e si articola in una navata unica e due absidi.
Scavata nell’insenatura dell’antico porto, la cripta della Madonna del Soccorso è situata a sei metri sotto l’attuale livello della strada.
Due pilastri la dividono in navate.
Un affresco che rappresenta il Pantocratore troneggia sull’abside della cripta di san Leonardo. La figura divina, nell’atto di benedire alla greca con la destra, regge nell’altra mano un libro aperto recante la scritta Ego sum Lux mundi.

FOLKLORE

Esiste una Monopoli fatta di feste patronali, di processioni, di riti che sopravvivono nelle case bianche nascoste nel centro storico, di canti e di preghiere tramandati di generazione in generazione.

Un patrimonio incredibilmente ricco e vitale di tradizioni e costumi dalle origini molto antiche. Usanze e costumi, gusto artistico e religiosità si sono conservati e tramandati nel tempo, ogni volta assimilando i contributi provenienti dalla cultura dei popoli che sono passati sul suo territorio: greci e romani, bizantini e veneziani, spagnoli e francesi, persino saraceni e turchi, ognuno ha lasciato qualcosa di se.

La ricorrenza più nota è la festa della Madonna della Madia all'alba del 16 dicembre ripetuta e ampliata per i numerosi concittadini residenti all'estero il 15 agosto.
Un'immensa folla di fedeli e curiosi, nella magica atmosfera del porto vecchio, rendono omaggio all'icona bizantina giunta, su una zattera, sulle rive monopolitane nel lontano 1117.

Altrettanto interessante è la festa dei Santi Medici Cosma e Damiano nel primo fine settimana di giugno. Le loro statue vengono portate in processione e seguite da una moltitudine di fedeli scalzi, vestiti di scuro e recanti lunghi e pesanti ceri accesi in segno di profonda devozione e ringraziamento per le grazie ricevute.
Il calendario di sagre e ricorrenze è lungo e ricopre tutto il corso dell'anno. 

CIVILTA' CONTADINA

La Monopoli rurale vede i trulli, le masserie storiche, le piccole case coloniche e i frantoi ipogei disseminati tra gli uliveti secolari.
Tutti esempi di architettura funzionale di un passato prevalentemente agricolo, oggi patrimonio culturale di inestimabile valore.

Dalla fascia pedemurgiana è possibile sconfinare con lo sguardo sino alla piana costiera attraverso una moltitudine di ulivi secolari.
Sono nodosi e contorti, l'uno diverso dall'altro e con una storia tutta particolare, c'è quello piegato dal vento, e quello mutilato dal fulmine; i nodi realizzano forme che ognuno interpreta con la propria immaginazione.
Quelli più giovani hanno 500 anni, quelli più antichi anche 2000; tutti hanno attraversato il corso della storia dalle sponde del "Mare Nostrum".

Nelle cento contrade, tra gli uliveti secolari, i mandorli, i ciliegi e i carrubi è tutto un fiorire di bianche masserie intonacate a calce.
Sono costruzioni tipiche la cui architettura si è sviluppata nel passaggio tra l'economia medioevale e quella moderna.
Dal XVI secolo in poi, esse diventano luogo di sfruttamento agricolo-pastorale. Alcune masserie storiche hanno conservato la loro funzione originaria.
Oltre che a visitarle è possibile così acquistare prodotti caseari o pane taralli e "frisedde" direttamente dalle mani del "massaro".

Gastronomia

In città e nelle 99 contrade i frutti della terra vengono trasformati in prodotti semplici, ricchi di sapore e di profumo grazie alla maestria di fornai, casari e agricoltori.

A fare da trait d'union tra le differenti pietanze è l'olio d'oliva.
Profumato, dal sapore intenso in grado di arricchire, senza mai prevaricare, ogni sapore.

Tra i primi piatti, la regina è "l'orecchietta" che con la cima di rapa o con il tradizionale ragù costituisce binomi inscindibili.

Anche la "tiella" (segno della dominazione spagnola) di riso patate e cozze merita una menzione speciale.

Tra i secondi, particolarmente saporite sono le "braciole alla barese", involtini di vitello farciti con prezzemolo pecorino peperoncino, cotti lentamente e per ore con aromi e pomodoro.

In una terra dove il sole splende per la maggior parte dell'anno, la produzione di verdure occupa un posto di primo piano.
E così sedani, bietole, cicorie da accompagnare con una purea di fave bianche, lampascioni, cetrioli e barattini.
Altri piatti tipici sono gli antipasti di mare crudi e cotti, le zuppe di pesce, il pane e le sue varietà come la "frisedda", la focaccia, il calzone di cipolle, i panzerotti ripieni di mozzarella e pomodoro, i taralli.

E poi è tutto un trionfo di latticini: il cacio ricotta, le mozzarelle, le burrate, la ricotta forte da spalmare sul pane abbrustolito.

Gastronomia


Spiagge

Un litorale unico e sorprendente cornice di un mare pulito e balneabile.
La fascia costiera, lunga circa 13 chilometri, è una distesa di bianche spiagge e di calette più solitarie.
A piedi o in barca si raggiungono le calette tanto care ai villeggianti abituali.
L'acqua è trasparente e irresistibile.
Le scogliere sono dolci e armoniose, suggestive piene di anfratti, gole e scarpate.
Decine di calette si prestano all'ancoraggio ma ve ne sono alcune di particolare bellezza come "Porto Bianco", "Porto Rosso", "Porto Paradiso", "Porto Camicia", "Porto Marzano" e poi la meravigliosa cala "Verde" nella quale si godono magici luccichii lunari.

A sud di Monopoli il lungo arenile è composto da sabbia fine, morbida e dorata vi sono tratti di spiaggia libera e numerosi stabilimenti balneari.
Sono organizzati e attrezzatissimi con chioschi, bar e punti di ristoro, con cabine, ombrelloni e lettini, noleggio pattini e pedalò, con aree dedicate allo sport come basket, beach volley, bocce, calcio, nuoto, motonautica e windsurf, e intrattenimento anche per i più piccoli.
Il 'Capitolo' è anche il centro della movida di Monopoli e dei paesi limitrofi.

Sono fioriti, negli ultimi anni, numerosissimi locali e piste da ballo anche sulla sabbia sempre affollati, in particolare nelle serate del venerdì e del sabato.

Monopoli - Spiaggia


Arte e Cultura - Le cripte e le chiese rupestri a Monopoli

A partire dall’VIII secolo e fino al XV, si sviluppò nei territori meridionali e più specificatamente in Puglia, una singolare diffusione di insediamenti rupestri a opera di comunità monastiche provenienti dalla Grecia, attorno alle quali nacquero veri e propri villaggi ipogei scavati nel tenero tufo.
Numerose sono le chiese-grotte con raffinati affreschi di scuola bizantina presenti nell’area urbana; si possono visitare quella della Madonna del Soccorso, di Santa Maria Amalfitana e, su richiesta, di San Leonardo.

Nelle campagne di Monopoli gli insediamenti rupestri, ubicati nelle pareti delle lame spesso ampliando e adattando cavità naturali preesistenti o scavandole interamente, sono sorti a fianco delle chiese rupestri, complete di altari, colonne e iconostasi secondo lo stile orientale.
In molte di esse sopravvivono tracce degli affreschi che ne ricoprivano le pareti e spesso, dai soggetti ritratti, alcune di esse hanno tratto la propria denominazione.

Notevole è l’architettura della Chiesa rupestre dello Spirito Santo, a tre navate, costruita come le altre per sottrazione, scavando, cioè, gli ambienti nel blocco roccioso e lasciando, quasi a sorreggere la volta, rustiche colonne dai capitelli tutti diversi.

La Cripta di San Giovanni di Staveta, invece, presenta un bel dittico raffigurante San Giovanni Battista e una Madonna Odegitria che mostra il Bambino sul braccio destro anziché sul sinistro, come è nella maggioranza dei casi.

All’interno della Masseria Zaccaria si trova la Cripta di Cristo Campanarello, con un residuo affresco del quale sono visibili una Crocifissione e la figura di un Arcangelo.

Il Santuario rupestre di Santa Cecilia, inserito all’interno dell’Orto Botanico Lama degli Ulivi, è certamente il più importante luogo di culto dell’agro monopolitano ma con la ricca decorazione che un tempo ne ricopriva le pareti scarsamente decifrabile.

Più lontano, in prossimità della località Assunta, si trova l’insediamento rupestre dei Santi Andrea e Procopio, sorto attorno alla cripta omonima e al cui interno sono visibili tracce di affreschi; un’iscrizione del XII secolo graffita sulla parete esterna la dice scavata da un diacono di nome Giovanni in onore degli apostoli Pietro e Paolo.

L’insediamento, ricavato lungo le pareti di una piccola lama, era in uso sino a tempi relativamente recenti e presenta, oltre a vani destinati alla vita domestica e alle attività comuni, come un frantoio per la macina delle olive, un palmento per la spremitura delle uve, due molini e un forno, anche locali dedicati all’attività agricola e pastorale.

Arte e Cultura - Cripta di San Leonardo

Dal convento annesso alla chiesa si accede alla cripta rupestre, oggi riferita a San Leonardo ma citata dagli studiosi con intitolazioni diverse Sant'Angelo o San Benedetto de Grecis, San Cipriano.
Secondo il Nardelli, che la dice dedicata al culto di San Michele, vi avrebbe predicato l'apostolo Pietro, sbarcato in Puglia durante il suo viaggio alla volta di Roma.

A navata unica e di forma irregolare è conclusa da una sola abside ove è collocato un altare in pietra.
Nella conca absidale è raffigurata una Deesis, Cristo in trono tra Maria e Giovanni, affiancata da una coppia di santi, mentre subito a destra vi è la figura di un arcangelo.
Il Cristo Pantocratore, assiso su di un trono, benedice alla greca e regge nella mano sinistra un libro aperto.

La presenza di tombe ad arcosolio fa supporre che si trattasse di una cappella funeraria.
Le pitture e le iscrizioni latine consentono di collocarla al XIII secolo.

Arte e Cultura - La chiesa di Cristo delle Zolle

La chiesa denominata di Cristo delle Zolle fu edificata a partire dal 1652 sopra una piccola cripta ricavata in rupe ove era raffigurato un crocifisso miracoloso, oggetto di una fortissima devozione da parte dei cittadini di Monopoli, Castellana e Fasano.

La prima pietra fu posta con una solenne cerimonia presieduta dall'Abate Giacinto Sforza, Arcidiacono e Vicario, alla presenza delle autorità, del sindaco Niccoló Palmieri e "con concorso di numerosi forastieri, specialmente di Castellana e Fasano".

Nel 1654 la chiesa era compiuta e si chiedeva alla Regia Camera della Summaria di concedere franchigia per un mercato da tenersi annualmente nei giorni 2, 3 e 4 maggio.

L'edificio, di dimensioni, monumentalità e qualità architettonica inconsuete per una chiesa rurale, spicca maestosa tra gli ulivi. L'architettura barocca risulta mitigata da rigorose linee di ispirazione tardo cinquecentesca.

La facciata è scandita da lesene, mentre lo spazio interno, impostato su una pianta a croce latina, è arricchito da complesse volumetrie.


LE TRASFORMAZIONI

La chiesa, per anni in totale abbandono, ha subìto di recente un impegnativo intervento di restauro strutturale. I lavori sono stati finalizzati al riuso dell'edificio quale “Spazio per le Arti”.

Lo spazio teatrale è stato articolato sostanzialmente intorno a due poli; quello esterno, incastonato nel bosco di ulivi, si ispira allo schema del teatro classico, con il pubblico posto a semicerchio orientato verso la scena, che in questo caso è costituita dalla facciata della chiesa.

Il secondo polo è costituito dallo spazio interno, dove un particolare palcoscenico mobile ottagonale, posizionato sotto la grande cupola, consente un ventaglio di soluzioni che vanno dal teatro tradizionale ottocentesco con il palcoscenico di fronte al pubblico, al teatro con la scena al centro circondata dal pubblico, secondo i criteri del teatro totale (Gropius, Berlino, anni '30).

Il progetto consente varie possibilità di interazione tra pubblico e attori. Questi potranno presentarsi dall'abside, dalle profondità della cripta, dalla porta principale o dalla sovrastante balconata dell'organo, a seconda delle necessità della rappresentazione.

Arte e Cultura - Chiesa rupestre S. Matteo dell’Arena

La Chiesa rupestre S. Matteo dell'Arena è situata nel fossato della muraglia; chiamata così perché bagnata dal mare.
Secondo Finamore Pepe, fu un tempio dedicato a Nettuno. In età moderna, divenne deposito al servizio della saponiera che l’affiancava. Lavori di pulizia hanno permesso lo studio dell'interno, anche se non sono stati individuati i tre varchi d'ingresso dal lato mare.

La pianta è un quadrilatero irregolare. L’interno ha due navate, di cui la più larga è in corrispondenza dell’abside.
Due gradini sollevano il bema rispetto alle navate.
L’altare, posto nell’abside, era costituito da un parallelepipedo litico.
Dell’esteso ciclo pittorico sono ancora presenti affreschi, leggibili anche se abrasi.

Arte e Cultura - Chiesa di Santa Cecilia 

Sulla lama che solca il Giardino Botanico si affaccia la chiesa di Santa Cecilia, a navata unica, provvista originariamente di iconostasi e di un sedile continuo nella zona del bema.
Per il ricco programma decorativo che si svolge lungo le pareti la chiesa rupestre è da considerarsi la più importante tra quelle note nel territorio di Monopoli, per quanto le cattive condizioni degli affreschi ne rendano difficile la lettura.

Nell'abside è raffigurato il Cristo Pantocratore seduto su un trono perlinato tra la Vergine e San Giovanni Battista; sulle pareti vi è una serie di figure di Santi mentre nel naos sono le scene del martirio di Santo Stefano e di San Lorenzo e le storie di Maria con l'Annunciazione, la Visitazione a Santa Elisabetta e la Natività con l'arrivo dei Magi.

La chiesa è citata nella Bolla di papa Alessandro III del 1180,che riporta tutte le chiese della Diocesi di Monopoli.

La chiesa sorge nel territorio del giardino botanico "Lama degli Ulivi"; è raggiungibile dalla provinciale Monopoli - Alberobello; a 3 km. da Monopoli seguire l'indicaizione "Bordo rurale Cristo delle zolle".

Arte e Cultura - Castello Carlo V

Come il castello di Lecco, di manzoniana memoria, anche questo aveva l'onore di alloggiare un comandante, e il vantaggio di possedere una stabile guarnigione di soldati spagnoli che, se non erano tutti nativi di Spagna, "nazione di eroiche virtù", a quelli però somigliavano.
Come una città del sud assomigliava moltissimo a una del nord, se aveva un congruo numero di conventi, un castello, e l'onore di stare sotto gli Spagnoli.

Il castello di Monopoli, costruito sulla striscia di terra più avanzata rispetto al mare, faceva parte del sistema di fortificazione costiera, voluto da Carlo V in Puglia, e per lui curato dal viceré più illustre della serie, quel Don Pedro di Toledo, della omonima, storicissima via di Napoli Ma altri fanno il nome del marchese Don Ferrante Loffredo, che risiedeva a Lecce, e indicano l'anno 1552 per la fine dei lavori.

Il castello ha la forma pentagonale, tipica dei fortilizi cinquecenteschi, ma sembra abbia incorporato una torre cilindrica preesistente, di forma romana, che conferisce un rilievo singolare all'ingresso e alla facciata stessa. Incorporati risultano anche i sotterranei, che comprendono tra l'altro l'antica chiesa basiliana di San Nicola della Pinna, divenuta la chiesa della fortezza.
Si chiamava così perché era sulla punta (pinna) della penisola che sporge sul mare, insieme al convento fondato, nel secolo X, da un monopolitano in crisi mistica dopo la morte della moglie. Una chiesa interessante, a una sola navata, con abside e cupola centrale.

Prima di diventare un carcere, a partire dal secolo scorso e fino agli anni Cinquanta di questo, il castello fu il palazzo della più alta autorità militare in questa città. Uno storico di qui, del Settecento, il quale tiene a precisare che "metà" di questo castello "è dentro il mare", riferisce che ai suoi tempi "sotto di esso" si faceva "la pesca dei coralli in abbondanza".

Ma il prodigio dei coralli, stando al suo racconto, era niente in confronto alla persona del Castellano d'allora, "D. Martino Coquemont, colonnello degli eserciti di Ferdinando IV, uomo di cento e uno anni e mesi cinque, finché io scrivo in questo maggio 1773".
Infatti era nato "in Bruxelles, nel Brabante, il primo di gennaio 1672".
Questo attaccamento di Don Martino alla vita non fu probabilmente più forte dell'altro che lo tenne qui, così a lungo, legato a questo castello sul mare e a questa città. Dopo di lui, altre illustri autorità forestiere, innamorate della città, non se ne andranno più da Monopoli.

Dalla piazzuola dei Castello si prosegue per il lungomare San Salvatore: una strada a forma di balcone sull'Adriatico. Si passa dai resti del bastione di Santa Maria al doppio loggiato di un edificio, noto come il palazzo dell'Andora, forse l'antico Palazzo del Comune.

Segue il largo antistante la chiesa di San Salvatore, antica chiesa parrocchiale, abbandonata e in rovina, dopo essere stata spogliata delle sue icone dorate del Quattrocento e del Cinquecento. Costeggiando ancora la spalletta sul mare si giunge all'imbocco della via San Vito che scende a sud ovest lungo il tratto delle mura rimaste ancora in piedi all'interno della città vecchia.
A destra la chiesetta di San Vito, che dà il nome alla strada, quindi l'imbocco a vie traverse che immettono nel borgo antico.
La terza di queste comincia con l'edificio che fu dei Cavalieri di Malta e conduce a una piazzetta centralizzata sul tempietto degli stessi Cavalieri, dedicato a San Giovanni. Anche questa chiesa aveva il suo bel polittico veneziano.

A sinistra le mura di Carlo V, quindi l'uscita dalla città antica nel punto dove sorgeva anticamente la Porta Vecchia, chiamata anche, dagli storici locali, Porta Foca perché si diceva costruita ai tempi dell'imperatore Foca di Bisanzio.

Di qui la strada che portava e conduce tuttora ad Egnazia.

Usciti sul litorale e sulla spiaggia, che ha preso il nome da quella porta, la più antica della città, si può ammirare la cinta murarla di quel promontorio sul mare che fu il nucleo originario di Monopoli e che le mura di Carlo V fanno apparire come una nave di pietra che fende le acque.
La muraglia ad ovest conserva ancora un brandello dell'antica cintura e del fossato, visibile dal breve tratto di strada che serve le case a ridosso delle mura e all'ombra del campanile della cattedrale.

Monopoli - Castello di Carlo V

Arte e Cultura - Abbazia S. Stefano

Un'altra cittadella in una terra dove costruire significava un tempo mostrare a tutti il viso dell'arme.

Oggi lo fa solo il custode, quando non gli va a genio il passeggero.

L'abbazia castello è infatti, piú che mai, inserita nella vita pubblica, specie nei mesi estivi, quando la spiaggia brulica di bagnanti. Allora vive anch'essa la sua stagione d'oro, come la vive il suo proprietario. Altrimenti starebbe, come tanti monumenti, relegata a scontare chissà quali peccati.
Anche il camping, che allunga a sud il movimento turistico, porta linfa vitale alla natura e all'arte.

Con i Benedettini, dal sec. XII al XIV, l'abbazia fu all'apice della cultura umanistica e artistica.
I Cavalieri di Gerusalemme, che vi s'insediarono nel Quattrocento, la trasformarono in un castello chiuso dalla cinta muraria e dal fossato.
I privati, che l'acquistarono al tempo di Murat e delle sue leggi antifeudali, ne fecero una masseria.

Il visitatore trova comunque agevolmente le cose che meritano d'essere viste.
Il portale della chiesa romanica lo accoglie al primo ingresso nel cortile.
Anzi gli dice di entrare senza timore (em>"Intra, ne dubita...").
Dal cave canem delle ville romane ne è passato di tempo sino ai cani delle masserie. L'abate si chiama Riccardo e viene ricordato come homo mitis.
Questo nel 1236.

L'abbazia disponeva di rendite terriere cospicue per permettersi di ricostruire e di onorare degnamente la sua chiesa.
Se non sono venuti i maestri federiciani a lavorare la pietra, questi del portale di S. Stefano fanno sentire ugualmente la moda classicheggiante in auge nel regno di Federico II.
Si osservino i volti degli angeli che spuntano sui capitelli in mezzo alle foglie d'acanto. Nella lunetta vediamo Cristo in trono col Vangelo sulle ginocchia e in atto di benedire, mentre a' piedi si prostrano due mini figure in adorazione, forse l'abate Riccardo e un altro del convento.

Ai lati di Cristo, S. Stefano e S. Giorgio, il sacerdote a sinistra, a destra il guerriero. Il tipo di bassorilievo e la scansione delle figure nello spazio vuoto che ha la funzione luminosa del fondo d'oro dei mosaici, ci riportano anch'essi a modelli classici, per es. i sarcofaghi ravennati.

L'interno aveva un degno riscontro rinascimentale alla cultura romanica ed era il polittico, ora nel Museo di Boston, venuto da Venezia insieme a tante altre tavole dorate, che arricchirono nel Quattrocento le chiese di Monopoli e di Puglia.

La visita ha un altro punto di riferimento importante ed è la chiesa rupestre, vicinissima a quella romanica, a conferma delle origini comuni di tanti altri monumenti sia all'interno della città di Monopoli che nell'agro.

Si scende per mezzo di una scala in quel­la che potrebbe essere la primitiva chiesa benedettina, preesisten­te comunque alla fondazione dell'abbazia, avvenuta nella seconda metà del sec. XI, con l'abside a sinistra appena si entra e un pila­stro al centro dell'intero vano che consente l'apertura di tre archi e con essi l'articolazione interna in spazi e ambienti.

Monopoli - Alcune delle chiese di un tempo

SANT'ANGELO

L’edificio è situato in via S. Angelo. È caratterizzato da una facciata a unico ordine con portale timpanato.
All’interno si può notare una navata unica con prezioso manto di stucchi rococò. Domina sull’altare maggiore settecentesco marmoreo napoletano il dipinto di "S. Michele Arcangelo" al centro di un prezioso ampio sipario di stucco.
Tra gli altri dipinti segnaliamo la "Madonna con S. Agostino" e "S. Trifone" di Finoglio.

SANTA CATERINA

Risalente al XVII sec., la chiesa di S. Caterina, situata nell'omonima via, è ormai adibita a deposito.
Esternamente la caratterizza un piccolo arco a campanile.
Di modeste dimensioni, il suo interno non conserva più statue o affreschi, se non in irreversibili condizioni di rovina.

La santa

Caterina, il cui nome vuol dire”donna pura”,è una delle personalità più affascinanti e amate della cristianità antica, ma la cui storia è tutta avvolta dalla leggenda e affidata alla religiosità popolare e al folclore. I testi della letteratura popolare parlano di Caterina come di una bella diiotenne cristiana, figlia di nobili, abitante ad Alessandria d’ Egitto.

Qui il governatore romano, Massimino Daia, nel 307, al suo arrivo in Egitto,indisse feste grandiose, che includevano anche il sacrificio di animali alledivinità pagane. Un atto obbligatorio per tutti i sudditi.

Caterina, però vi si oppone, anzi invita Massimino a riconoscere Gesù Cristo come redentore dell’umanità e rifiuta il sacrificio. Il governatore allora convoca un gruppo di intellettuali alessandrini, perché la convincano a  venerare gli dèi. Ma è invece Caterina che convince loro a farsi cristiani. Per questa conversione così pronta, Massimino li fa uccidere tutti, poi richiama Caterina e le propone addirittura il matrimonio. Ma lei si oppone ripetutamente, finchè il governatore perde la pazienza.

All’ennesimo rifiuto della giovane,Massimino, che due anni dopo si proclamerà imperatore la condanna a una morte orribile: una grande ruota dentata farà strazio al suo corpo.

Sarà un miracolo a salvare la ragazza che verrà pero decapitata. Secondo la leggenda degli angeli porteranno miracolosamente il suo corpo da Alessandria fino al Sinai. Questo sarebbe avvenuto nel Novembre 305.
La sua memoria, infatti, si celebra il 25 novembre.

S. COSIMO VECCHIO

Originariamente fondata da committenti privati, la chiesa passò di volta in volta a proprietari diversi, fra i quali spicca, per ultima, la confraternita di S. Cataldo, che si occupò di mantenerne vivo il culto, sostituito in seguito da quello dei SS. Cosma e Damiano.

Delle sue opere, purtroppo in gran parte derubate, ci restano soltanto un quadro dei SS. Medici, collocato in Cattedrale, e le due statue degli stessi e di un piccolo S. Cataldo ligneo, che si trovano nella chiesa di S. Domenico.